“La maestra ha spiegato che in classe c’è un bambino speciale”

In questo secondo lunedì di febbraio, tutto il mondo si tinge di viola per celebrare la Giornata Internazionale dell’Epilessia. L’obiettivo è quello di promuovere una maggiore e corretta conoscenza di questa patologia e abbattere i pregiudizi ad essa legati. Perché chi convive con questa “compagna di vita” non ha dei limiti, ma soltanto dei neuroni un po’ capricciosi che pian piano impari a gestire. Ognuno di noi ha dei limiti: c’è chi è incasinato con l’epilessia, chi con il peso, alcuni sono privi di un arto, altri ancora sono un disastro nei rapporti con le persone oppure fanno fatica ad imparare una lingua straniera. Siamo tutti disabili in qualcosa, sei speciale per quello che sai fare, non per quello che ti manca.

Oggi in occasione della giornata mondiale dell’epilessia vi raccontiamo la storia di un bambino affetto da epilessia e dell’amore straordinario della sua insegnante e dei suoi compagni di classe in caso d’emergenza durante le ore scolastiche. Al mondo esistono storie che meritano di essere raccontate non perché pensi che siano straordinarie, ma perché le trovi meravigliose nella loro ordinarietà. Maggiormente quelle che ti trovi a leggere per caso sul portale Facebook, dove non ci pensi due volte ad aumentare la luminosità del tuo smartphone per provare a sentire tutto l’amore e la paura che nascondono quelle righe.

A parlare è una mamma di un bel giovanotto pieno di vita di nove anni, in una lunga lettera su un gruppo Facebook. La sua storia è la prova vivente che l’inclusione, l’abbattimento di ogni barriera, l’empatia e la cura prima di tutto di ogni persona sono possibili e si possono insegnare con l’amore. Il ragazzino affetto da una forma d’epilessia è costretto a mancare lunghi periodi da scuola per degenze ospedaliere, ma la maestra e i suoi compagni di classe non lo lasciano mai solo, mandandogli messaggi vocali pieni d’affetto. Riuscendo a compiere il lavoro più difficile, portare luminosi sorrisi, in quei corridoi dove la paura a volte non sa rispettare i respiri.

Tutto quello che vedi oltrepassare dai tuoi occhi in quei giorni non è sempre semplice da dimenticare, come un uomo che prende la mano di una donna seduta in carrozzina mentre ascolta le parole del medico o di un anziano, che cammina per il corridoio spingendo la piantana della flebo per andare a comprare la copia del suo quotidiano preferito. Fortunatamente dopo quei interminabili ricoveri ci sono le feste di benvenuto in aula. È successo casualmente, proprio ad uno dei primi colloqui di classe in cui la mamma vede appeso alla parete un enorme cartellone colorato. Alla sua vista, le sono bastati pochi secondi per comprendere l’enorme importanza.

La formidabile maestra ha spiegato a tutti gli alunni che cos’è l’epilessia, e cosa bisogna fare per aiutare e soccorrere in caso di un attacco. Su quel foglio bristol di grandi dimensioni ci sono le istruzioni per tutto: l’insegnante soccorre il bambino, i compagni (i nomi fanno a rotazione nei vari mesi) hanno volontariamente un incarico di aiuto. Chi prende il farmaco dal secondo cassetto, chi avverte i bidelli, chi chiama un’insegnante della classe accanto, chi prende dall’armadietto il cuscino, chi prende il cellulare dalla borsa della maestra o sulla cattedra, e chi resta vicino alla maestra.

Ognuno sa come sentirsi valido in caso d’emergenza, la tenerezza di quei piccoli gesti che in classe non vedono l’ora di vedere il proprio nome scritto lì sopra. La maestra ha compiuto un gesto di estrema importanza perché li ha resi partecipi e preparati per una cosa importantissima: Aiutare. Bellissimo gesto di solidarietà, d’amore, d’altruismo; questa straordinaria maestra è riuscita a trasformare la sofferenza di un bambino in un atto collettivo di amicizia, comprensione, accettazione e conoscenza. Insegnare ai bambini soprattutto l’amore con i piccoli gesti come in questa storia, oltre che a scrivere e a leggere è la miglior scuola che possa esistere.