Sarà davvero la solita Festa dei Lavoratori quest’anno?

Festa dei lavoratori

La Festa del Lavoro si celebra il 1 maggio in tantissimi Paesi, una giornata che ha un grande significato e una storia che affonda le proprie radici nel passato: il 1 maggio come festa dei lavoratori nasce con l’intento di ricordare l’impegno dei movimenti sindacali e gli obiettivi sociali ed economici raggiunti dai lavoratori dopo lunghe battaglie, costituisce quindi non solo un giorno in cui riposarsi, ma anche un giorno in cui ricordare.

Quest’anno, però, usare il termine “festeggiare” credo che sia un grosso parolone; ad eccezione di chi nelle ultime settimane sta veramente lavorando in prima linea nella lotta del Covid19: medici, infermieri, polizia, militari e molti altri Eroi ancora, che stanno sostenendo il peso dell’emergenza negli ospedali ed evitando assemblamenti in strada. Tuttavia anche da parte loro, a pensarlo come un giorno di festa non ci pensano minimamente.

In questo momento dove tutto il resto del sistema globale sembra essere fermo o camminare a rilento,  sembra essere così lontano  il tempo in cui respiravamo l’aria serena del nostro ufficio, sembra essere un miraggio  vedere la felicità dei commercianti aprire tutte le mattine il loro negozio soddisfando ogni bisogno del cliente. Senza dimenticare  parrucchieri ed estetisti che hanno fatto da sempre del loro lavoro una vera passione e che ora per dovute misure governative,per non incrementare un nuovo picco di  contagi, saranno uno degli ultimi settori ad alzare la saracinesca del proprio salone.

Ma anche per chi lavora nel mondo dello spettacolo e dello sport, dove tutto era un divertirsi e uno svagarsi dopo un’intera settimana di lavoro: per incontrarsi, per ballare, festeggiare. Tutto sembra essere  fermo e non si sa  quando potremo respirare ancora quell’aria di libertà. Alcuni di noi si sentono  lavoratori in modalità stand bay, che aspettano, ognuno abbracciato alle proprie ginocchia, il giorno del ritorno alla normalità, anche pieno di inconvenienti e litigate tra colleghi, perché a mancare sono anche quest’ultime.

La maggior parte di noi, non vede l’ora di stare seduti a quel tavolino di un bar, per godere del  tramonto che taglierà per l’Italia il nastro finale di questa amara corsa e  griderà all’infinito che questo mostro di virus è stato del tutto sconfitto. Che da adesso in poi a piccoli passi possiamo ricominciare la nostra vita di sempre. Non si sa ancora quando, ognuno di noi ritornerà alla propria postazione di lavoro, mentre si continua a lavorare allo smart working da casa; ma dobbiamo sicuramente riconoscere il lavoro che ognuno di noi ha fatto in quest’ultimo periodo per fronteggiare questa pandemia globale.

Quanto abbiamo lottato, resistito, pianto, e quanto allo stesso modo tutto ciò ci ha uniti sotto un unico grande tetto globale, fatto di paure, storie di coraggio, soluzioni, numeri e scelte da prendere. Di certo non sarà la stessa giornata del lavoratore come ogni anno tra riunioni virtuali su Zoom, Microsoft Teams, crisi economica e tanta incertezza per il futuro. Ma non dobbiamo perdere la speranza, augurandoci che ben presto, soprattutto il tasso di occupazione delle persone con disabilità non sia ancora di gran lunga inferiore rispetto a quello dei lavoratori senza disabilità. Un passo in più verso il progresso di una società sempre più inclusiva, dando a ciascun individuo normodotato e non, gli strumenti giusti per poter fare della propria vita ciò che si è sempre sognato fin da bambini. Solo all’ora potremmo realmente festeggiare questo giorno

Follow by Email
Facebook
Facebook
YouTube
YouTube
Instagram