ULTRAS: La vita dei tifosi

ULTRAS

Un film dedicato alle tifoserie organizzate ma che non parla di tifoserie organizzate.

Impara l’arte e mettila da parte. È così che si potrebbe sintetizzare il cammino di Francesco Lettieri, regista che si è guadagnato una buona fetta di notorietà nel panorama indie italiano, realizzando una serie di entusiasmanti videoclip per alcune delle più influenti band del settore, dai Thegiornalisti a Calcutta, da Motta ai Fast Animals Slow Kids, fino a Liberato, il misterioso rapper partenopeo dall’identità ancora sconosciuta.

Proprio dall’ennesima collaborazione tra i due è venuto fuori “Ultras”, il primo lungometraggio di Lettieri, lanciato da poco su Netflix. Il regista campano ci catapulta in una Napoli eterea, sospesa tra presente e passato, che mastica e sputa fuori i protagonisti della pellicola, fondendoli in un intreccio narrativo che si basa solo superficialmente sul mondo delle tifoserie organizzate.

Sandro, il protagonista interpretato da Aniello Arena, è l’ex capo ultras degli Apache, storica (e inventata) tifoseria organizzata napoletana. Ormai in pensione, cercherà di rifarsi una vita “normale” dopo aver ricevuto un DASPO. Incontrerà Terry, interpretata da Antonia Truppo, ma la loro storia verrà messa a dura prova dal passato dell’uomo, che si troverà a fare i conti con i suoi vecchi compagni di stadio e con le nuove generazioni che reclamano ferocemente il loro spazio, in un’escalation di rivalità e violenza intestina che troverà il naturale epilogo solo nella conclusione del film.

Arena si conferma protagonista di un’ottima prova attoriale dopo la grande performance di Reality con Matteo Garrone, che gli era valsa la candidatura al David di Donatello. Una scommessa vinta quella di chi ha puntato sull’attore di Barra, che in un curioso parallelismo con la sua controparte in Ultras, si è rifatto una vita dopo la condanna all’ergastolo subita nel 1991.

Il tocco del regista è inconfondibile e regala degli scorci mozzafiato, la romantica gita dei protagonisti ad Ischia strizza l’occhio a Capri Randez-vous, raffinato cortometraggio in cinque episodi che fa da background a cinque canzoni di Liberato. Lettieri ha il merito di mostrare al mondo una Napoli diversa, una Napoli libera dalle congetture e dai pregiudizi di Gomorra, una Napoli dove c’è il mare in ogni inquadratura, una Napoli che pullula di turisti. Una Napoli dove c’è violenza, ma che è colma di ironia e di amore.